Ho viaggiato attraversando continenti, conoscendo culture, sapori, odori, musica.
Ho valicato la cordigliera delle Ande, visitato lagune rosse, verdi e bianche. Ho passeggiato sulla surreale distesa bianca del lago salato più grande del pianeta.
Ho attraversato i monti del Pamir, ho fatto trekking sull’Himalaya, sono passato attraverso le valli e le montagne del Karakorum. Ho scalato il cratere di vulcani fumanti. Ho viaggiato in aereo, in autobus, in minivan, in macchina, in  jeep, a piedi, su treni, motorini, moto, tuk-tuk, a bordo di traghetti e canoe, in sella a biciclette e a cammelli, in autostop.
Ho calpestato le sabbie del Sahara, del deserto de Atacama, del Wadi Rum, del Kyzylkum, del Taklamakan e del Namib. Ho dormito in aeroporti, stazioni, su autobus e treni, in tende, yurte, ostelli, pensioni, alberghi, rifugi, in casa della gente.
Ho sudato, altre volte ho battuto i denti per il freddo.
Sono stato in mezzo a cristiani, musulmani, buddisti, induisti, animisti.
Sono andato in giro con carta e penna, e disegnato per farmi capire.
Ho aspettato il sole sorgere o inabissarsi dietro a oceani e deserti. Ho ammirato l’alba sul vulcano dal tempio di Borobudur, sul monte Nemrut che domina l’Eufrate e la Mesopotamia, sulle acque del Mekong, il tramonto sulle vette Himalayane, del Pamir e del Karakorum, sulle cupole delle moschee dell’Asia Centrale.
Ho bevuto sakè e sochu con i giapponesi, pisco con i cileni, tè con cinesi, pakistani, giordani, marocchini, turchi, uzbeki, tagiki, kirghisi, argentini, e birre con tutti gli altri. Ho masticato noci di Betel e foglie di coca. Ho bevuto il caffè fatto con i chicchi della cacca dallo zibetto.
Ho mangiato cibi dai gusti mai provati, a volte sublimi, a volte che mi hanno portato la dissenteria.
Mi sono sporto dalle scogliere a picco sull’oceano, ho suonato con vecchi musicisti irlandesi, ho bevuto Guinness fino a non riuscire più a reggermi in piedi.
Mi sono chiuso nei locali a mangiare empanadas mentre Santiago del Cile veniva allagata dalle piogge torrenziali. Sono stato rapinato. Ho viaggiato per giorni interi sulla panamericana. Ho dormito a oltre 4000 metri in Bolivia, con -20 gradi e senza riscaldamento, ma sotto una stellata talmente luminosa da sembrare finta.
Ho passeggiato sulla grande muraglia cinese e poi nelle praterie lungo il confine mongolo.
Ho girato intorno all’isola di Taiwan, e liberato lanterne rosse nel cielo.
Ho ammirato le madrase e le moschee per le vie di Khiva, Bukhara e Samarcanda.
Ho festeggiato un capodanno a casa con dodici vietnamiti. Ho salutato il capodanno nepalese per strada, mentre la gente sacrificava capre e bufali agli dei. Ho passato il nuovo anno in Giappone ubriacandomi all’izakaya, e poi seguendo il rito tradizionale al tempio buddista. Ho festeggiato un capodanno al lume di candela durante un black out in Cambogia. Ho attraversato la Lapponia a piedi in inverno. Sono sceso sul fiume Tsibihina e i suoi coccodrilli, e sul fiume Kamchatka con i suoi orsi, ho navigato nei fiordi della Groenlandia in mezzo agli iceberg.
Ho pianto dalla gioia. Ho avuto paura.
Ho percorso autostrade, strade, stradine, mulattiere, sentieri. A volte attraversavano spazi infiniti, altipiani, deserti, altre volte si districavano in mezzo a villaggi, oppure costeggiavano l’oceano, s’inerpicavano attraverso canyon, valli e montagne.
Ho condiviso con altri viaggiatori stanze, cuccette, tende, panini, birre, giornate di viaggio. Ho fatto molte nuove amicizie.
Ho raccontato le mie storie e ne ascoltato altre. Ho imparato modi di dire, leggende.
Ho detto “ciao” e “grazie” in qualche decina di lingue. Mi hanno regalato oggetti, pranzi, cene, drink, passaggi, ma soprattutto qualche migliaio di sorrisi. Mi sono sentito invincibile. Mi sono sentito ridicolo con i miei piccoli problemi. Ho capito chi sono e la fortuna che ho. Ho forse intuito qualcosa di più di quello che voglio dalla vita.
Ho ricordi e memorie che se metto tutte insieme mi mandano quasi in confusione.
Mi piace così. Ho speso oltre ventimila euro in biglietti aerei.
Avrei potuto rinunciare a tutto questo, ma per cosa? Per guidare una Audi nuova invece che una Lupo usata? Per pagare tasse, bolli, e pieni di carburante che serviranno per costruire altre regge dorate a Dubai? Per preoccuparmi di polizze furto, incendio e atti vandalici? Per arrabbiarmi quando qualcuno m’incide “pirla” sulla fiancata? Per stare con 150 cavalli in coda in tangenziale? Per andare forse a trovare amici più simpatici, a visitare posti più affascinanti, montagne più grandi e mari più caldi? Per farmi bello con vicini che non conosco e colleghi che non frequento? Per farmi più di successo con gli amici che tanto poi mi conoscono al di là dalle apparenze?
No, posso pensare a mille giustificazioni, ma nessuna che mi possa minimamente convincere. Anzi, al solo pensarci ho deciso: non sostituisco il faro rotto, ma ho già un nuovo biglietto aereo in mano.


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