Tramonto nelle steppe dell’Asia centrale

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La steppa ha nella sua piatta monotonia uno dei suoi fascini. Bisogna aspettare la sera e salire in alto. Basta poco, perché all’orizzonte non ci sono colline, montagne, o qualunque posa possa ostacolare la vista. L’orizzonte, piatto e monotono, diventa teatro di tramonti di fuoco. Il sole si abbassa in fondo alla steppa, i suoi raggi percorrono molta strada attraverso l’atmosfera. Il blu non ce la fa e viene assorbito prima di giungere ai vostri occhi. Il rosso si diffonde e regala un momento di magia sul deserto, dietro un minareto, o sulle mura della città. Ho deciso di stare a Khiva, nel nord dell’Uzbekistan, diversi giorni, e non mi sono perso nemmeno un tramonto. Qualche volta sono andato sulle mura, qualche volta sotto o dento al minareto, per vedere la città diventare rosa, oppure per vedere le sagome dei minareti nere in controluce al sole che affondava in fondo alla steppa. Qualche secolo fa, quei raggi di sole che si spegnevano all’orizzonte potevano nascondere un’orda di conquistatori venuti dalla Mongolia, oppure dalla Persia. Una vedetta cercava di avvistarli da lontano. Ma non c’era molto da fare, se non aspettarli e fronteggiarli lì. La steppa era troppo grande. Ogni alba poteva portare nuova luce o una nuova incursione, una nuova battaglia.

Oggi, di quelle battaglie rimane ancora molto, nell’architettura, nei lineamenti della popolazione ancora miscuglio di oriente e occidente. Gli echi di quelle voci della storia paiono ancora intrappolati nelle volte delle moschee e nei minareti, ma sono ormai silenti. Rimangono i tramonti, che regalano ancora la poesia e l’atmosfera magica dell’Asia Centrale.

–> il mio libro Pamir Express, in viaggio in Asia centrale


La Venezia del Giappone: Otaru

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Per i giapponesi è la loro Venezia. Ci vanno le coppie di innamorati per una gita romantica, per scattare le foto del matrimonio, per promettersi amore eterno. Otaru si trova a ovest di Sapporo, sulla costa dell’Hokkaido, l’isola a nord del Giappone. Si affaccia sulla baia di Ishikari, meta marittima per i giapponesi.

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Riflessi sul canale di Otaru

Ma non è il mare a renderla così particolare, bensì un canale, una sorta di naviglio, che l’attraversa, e sul quale si affacciano case e ristoranti, in particolare di Sushi, che rende Otaru famosa anche per il cibo. Il sushi di Otaru è freschissimo e a buon mercato, così come la sua birra.

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Sushi

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Menu del ristorante, piatti veri sotto cera, prodotti a Tokyo

Una Venezia davvero in miniatura, senza gondole, senza canali usati come mezzo di trasporto, senza il ponte di Rialto, ma tant’è: i giapponesi l’hanno eletta come la loro meta idilliaca. Il canale corre di fianco alla strada asfaltata, e di romantico forse non ha molto.

otaru hokkaido giappone

Il canale di Otaru

Del resto, le città giapponesi sono mediamente brutte, con i loro palazzi disordinati, i cavi elettrici appesi ai pali come nei paesi più poveri. Interrarli non possono, per via dei terremoti. I giapponesi cercano la bellezza negli ambienti interni, nei loro modi gentili, nella loro arte e cultura non contaminata dal mondo esterno.
E così, per trovare il lato affascinante di Otaru bisogna camminare con calma, osservare o riflessi delle case vecchie sul fiume, passeggiare tra le lanterne colorate dei locali la sera, fermarsi a parlare con un pescatore.

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Lanterne di una izakaya

Per quanto piccola, per quanto l’angolo carino devi andare a cercartelo, Otaru ha qualcosa da offrire agli innamorati, e anche a un turista di passaggio.

–> Foto e racconto del viaggio in Giappone


Karakul: un paradiso desolato sull’altopiano del Pamir

Pamir Express, il mio diario di viaggio lungo la Strada del Pamir

Karakul, altopiano del Pamir

Karakul tagiko, Karakul cinese, Karakol kirghizo. Ci sono molti laghi simili in Asia Centrale, e prima di partire per il viaggio lungo la Strada del Pamir facevo fatica anch’io a capire dove e come fosse il Karakul in Tagikistan, sull’altopiano del Pamir. Kara significa nero, e kul lago.

Il Karakul in Cina poi è a pochi chilometri, giusto oltre il confine, più famoso perché sul fianco della Karakorum Hihgway, ben più nota e facilmente percorribile della Pamir Highway.

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Giappone: i fiori dell’Hokkaido

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“Hana wa sakura gi hito wa bushi”. Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero. Uno dei detti più conosciuti del Giappone. Che in Giappone tra gli uomini oggi si continui a cercare il guerriero non se sono così sicuro, ma per quanto riguarda i fiori, sì, non ne ho dubbi. In primavera i ciliegi esplodono di colori nelle terre del sol levante. Il Giappone è un paese lunghissimo, che si estende dalle acque tropicali di Okinawa fino alle terre gelide dell’Hokkaido. I ciliegi iniziano a fiorire a sud e l’onda della fioritura risale tutto il paese come la “ola” gira in uno stadio.

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Bianco-nero-bianco: inverno in Lapponia

lapponia inverno oulanka

Esco dalla tenda. Ho dormito con la macchina fotografica nel sacco a pelo. È già giorno, e la luce è bianca e lattiginosa nelle ultime tappe della mia traversata nella Lapponia finlandese.  Infilo gli stivali polari, scendo nel bosco affondando nella neve fresca fino alle ginocchia. Davanti a me c’è il fiume ghiacciato, che finisce in un lago, altrettanto ghiacciato. Tutto è gelido e immobile. In questa foto non cerco prospettive, linee dinamiche o punti di fuga. Voglio rappresentare la monotonia del paesaggio immerso nella neve, il cielo bianco come il fiume gelato. La striscia di abeti neri in mezzo al bianco sembra volere disegnare un pezzo della bandiera finlandese.


Crescendo rosso – val Ferret

Valle d'aosta - Larici rossi in autunno

Ho viaggiato per il mondo. Ho cercato spesso le montagne, indugiando tra i vulcani sulla cordigliera delle Ande, camminando alle pendici dell’Himalaya, attraversando le valli del Karakorum e dei Monti del Pamir.  Questo scatto però non ritrae nessuno di questi luoghi. Questa volta mi sono fermato a due ora da casa. Potresti anche esserci stato senza riconoscere questa valle, perché cambia pelle molto spesso. La Val Ferret d’inverno è un bagno di luce bianca, tanto forte da accecarti. Montagne, neve e cielo, in un silenzio candido e ovattato. Ma lì sotto c’è un mondo addormentato che aspetta solo di risvegliarsi. Bussa la primavera, l’erba cresce altissima e ondeggia a vento. la Dora Baltea serpeggia in mezzo a prati coperti di fiori. Tempo di gite e di picnic. In autunno bisogna essere fortunati, trovare una giornata tersa, magari dopo un temporale, proprio in quei giorni in cui i larici, morsi dalle prime gelate, lanciano il loro ultimo grido. Fiammiferi che improvvisamente prendono fuoco e dipingono l’ultima pennellata di colore. Non è il Canada o l’Alaska, nemmeno la Nuova Zelanda. A volte non serve andare lontano.


Rifugio Quintino Sella

rifugio quintino sella

La posizione superba del rifugio Quintino Sella

Il rifugio Quintino Sella è uno dei rifugi più spettacolari che abbia visitato. Posizionato a 3585 metri di quota sul massiccio del Monte Rosa, giace in mezzo al ghiacciaio, con un invidiabile panorama e ambiente d’alta montagna. E’ il punto d’appoggio per le scalate al Castore e al Lyskamm.

trekking rifugo quintino sella

rifugio quintino sella salita

Via di salita al rifugio

Si parte da Gressoney-La-Trinité, e si può salire in funivia fino a Colle della Bettaforca, a 2680 metri. Da lì parte il sentiero, che sale ripido tra prati e morene. Poi arrivano i primi nevai, spesso ripidi ma che si attraversano in diagonale. Il sentiero si fa via via più spettacolare, in particolare quando segue la cresta rocciosa con qualche corda fissa. C’è qualche facile ma spettacolare passaggio aereo, una crestina di neve, fino al ghiacciaio.

salita rifugio quintino sella cresta

salita rifugio quintino sella roccia

Il rifugio Quintino Sella si trova proprio lì sopra. Il rifugio è grande e comodo, il cibo ottimo, ma dormire e digerire a 3500 metri di quota non è cosa banale. Io mi sono fermato la notte precedente a 1400 metri, e così non ho quasi subito l’altitudine. Molti altri hanno passato una notte insonne.

La mattina successiva, non potendo salire al Castore per un fastidio ad un piede, ho gironzolato intorno al rifugio a scopo fotografico. Qui il risultato in queste fotografie tra tramonto a alba:

rifugio quintino sella panorama

Panorama al tramonto dal rifugio Quintino Sella

rifugio quintino sella vista

ombra ghiacciaio

salita castore dal quintino sella

Via normale veso il Castore dal rifugio Quintino Sella

alba sul ghiacciaio castore


Hokkaido: passeggiata al lago Shikotsuko

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Il mio autobus per il lago Shikotsu-ko parte da Sapporo. La stazione non pare molto giapponese, e non è facile capire su quale bus devo salire senza parlare la lingua. Mi aiuta Yae, una ragazza giapponese che mi spalanca davanti un sorriso luminoso. Indossa una camicia a righe e un cappellino verde. Sta andando anche lei allo Shikotsuko, e m’ivita a sedermi con lei.

Vive a Tokyo, in una vita al limite dello stress, e si prende qualche weekend lungo per fuggire dalla metropoli e rifugiarsi in mezzo alla natura. Questa volta ha scelto l’Hokkaido. Il viaggio dura circa un’ora e mezza. Yae parla. Continua a chiedere scusa. Chiede scusa perché non conosce un termine, perché non sa una risposta ad una domanda in modo esaustivo.  Io però non vedo colpa alcuna. Allora inizio a chiedere scusa qui e là, maagri quando non so qualcosa in giapponese. La conversazione procede su binari molto pacati e delicati, molto giapponesi.

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Tagikistan: pecore sulla Strada del Pamir

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“Pamir Highway”. Un’autostrada? Non proprio. Così dicono le mappe, con un certo azzardo.

La Pamir Highway a volte non sembra nemmeno una strada. Parte a Dushanbe, capitale del Tagikistan, e termina a Osh, in Kirghizistan, oltre i monti del Pamir.

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Gita da Macugnaga: rifugio Zamboni e lago delle locce

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Cercate una gita facile in un ambiente di montagna favoloso, a meno di due ore da Milano? La risposta è il rifugio Zamboni, in Val d’Ossola, sopra Macugnaga. La vallata del rifugio Zamboni si trova sotto alle pareti del Monte Rosa, un’atmosfera d’alta quota alla portata di tutti.

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rifugio zamboni monte rosa

Sentiero dopo il belvedere

Da Macugnaga, si può salire a piedi lungo il sentiero poco ripido, oppure prendere la seggiovia fino al belvedere. Da lì, per il rifugio ci vuole meno di un’ora.

ghiacciaio trekking rifugio zamboni

La morena sopra il ghiacciaio

I cartelli indicano anche un lago effimero, che infatti non esiste più, e il rifugio Zamboni, che si raggiunge con un comodo sentiero dopo il superamento del ghiacciaio, sempre coperto si sassi e ghiaia.

sentiero lago delle locce rifugio zamboni

Il rifugio offre un panorama superbo sul Monte Rosa. Dietro il rifugio si apre un alpeggio con un torrente che scorre in mezzo. Per chi non è pago della breve camminata, si può continuare a camminare per raggiungere il lago delle Locce, un piccolo e spettacolare specchio d’acqua dove, prima dell’estate, si vedono ancora diversi blocchi di ghiaccio galleggiare alla deriva. In primavera il lago potrebbe ancora essere completamente ghiacciato e coperto di neve, così come il sentiero. Si procede su nevai prima dolci e poi via via più ripidi, poco adatti ai non esperti.

trekking lago delle locce monte rosa

Unico neo di questa gita: per via della sua semplicità, nei weekend potrebbe essere molto, forse troppo, affollata.

gita al rifugio zamboni