Namibia: Le otarie di Cape Cross

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Cape Cross è il promontorio dove Diego Cao piazzò una croce di pietra, segno dell’arrivo dei portoghesi in Namibia. Cape Cross, come tutta la Skeleton Coast, non è certo un luogo ideale per stabilirsi. Ma le otarie di Cape Cross, numerose e grasse, fornivano ricchezza ai portoghesi. Era qualche secolo fa. Oggi a Cape Cross non c’è più nulla, nemmeno la croce originaria. Se non fosse per le otarie, non ci andrebbe nessuno. Non c’è nemmeno un villaggio, ma solo un lodge se qualcuno si volesse fermare una notte.

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La colonia di otarie di Cape Cross conta decine di migliaia di animali ammucchiati in un fazzoletto di costa.

La mia guida di viaggio mette in guardia dall’odore prodotto da questi animali e, una volta tanto, il consiglio è prezioso. Mi attrezzo con una salviettina con alcool sul naso e un foulard, che mi permette di rimanere circa 10 minuti, prima di non farcela più, come gli altri turisti che passano, guardano, annusano (loro malgrado), e scappano via. Le otarie sono animali divertenti da osservare, nel loro muoversi goffamente sulla spiaggia, nei loro sbadigli e versi, nell’interazione tra cuccioli e adulti.

otaria cape cross namibia skeleton coast

otaria namibia cape cross

Peccato per l’olezzo nauseabondo, che non riuscivo a immaginare prima di provarlo. Ogni otaria ingurgita decine di chili di pesce tutti i giorni, che moltiplicato per le decine di migliaia di bestie fa una mole enorme di escrementi che vengono “depositati” sulla spiaggia. Un luogo invivibile, almeno per l’uomo. Annusare per credere.

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Colonia di otarie a Cape Cross

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Comunque, se anche la visita a Cape Cross, gioco e naso forza, si esaurisce in pochi minuti, ci sono due motivi almeno per farci tappa: la strada, come sempre in Namibia, è un susseguirsi do panorami spettacolari e suggestivi, nell’atmosfera severa della Skeleton Coast, con scorci sull’oceano che si possono trovare prendendo una delle strade che portano alla spiaggia, dove le piccole dune di sabbia nascondono stormi di cormorani. Una strada sinistra, desolata, dove si è in sola compagnia delle raffiche di vento e della salsedine nell’aria.

cape cross namibia cormorani

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Cormorani verso Cape Cross

strada cape cross namibia

Lungo la strada per Cape Cross

Ad avere tempo e organizzazione preventiva, ci si può arrivare anche da nord, seguendo tutta la costa da Torra Bay, che si può percorrere solo muniti di un permesso.

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Namibia: escursione a Sandwich Harbour

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In equilibrio tra deserto e oceano: Sandwich Harbour

Un deserto lungo e largo centinaia di chilometri, e l’oceano atlantico. Si sono incontrati, uno di fronte all’altro. L’oceano spinge con le sue onde gelide, spinte dal vento che sferza la costa. Il deserto risponde con dune grandi come montagne. Ma è troppa la sabbia perché l’oceano possa sommergerla, ed è troppa l’acqua perché la sabbia possa invaderla. Così rimangono lì, uno di fronte all’altro, come due giganti di uguale forza. Spruzzi delle onde a destra, turbini di sabbia a sinistra. Blu scuro da una parte, arancione accecante dall’altra.

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Vento sulle dune

La jeep corre sul confine sottile tra acqua e sabbia, che verrà mangiato a breve dall’alta marea.

sandwich harbour fuoristrada

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Prima dell’alta marea – Verso Sandwich Harbour

Salgo sulla duna. Una salita ripidissima, un crinale che guadagno a piedi scalzi, affondando le dita dei piedi nella sabbia e aiutandomi con le mani. In cima il vento mi investe, mi riempie la bocca e la macchina fotografica di una polvere finissima.

sandwich harbour duna oceano

A picco sull’oceano

Davanti ai miei occhi si apre un panorama quasi irreale, che sembra di un altro pianeta. Il mio sguardo si può perdere nell’orizzonte caldo del deserto, o in quello lineare, lontano e freddo dell’oceano. Oppure, se si ferma in mezzo, osserva due mondi che non sembra possano stare insieme nella stessa scena, come se i due occhi avessero litigato e iniziato a mandare immagini illusorie al cervello. Invece, tutto questo è reale, e si chiama Sandwich Harbour, là dove il deserto del Namib si affaccia sull’Oceano Atlantico.

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Quando la marea sale, l’acqua arriva direttamente contro alle dune, senza lasciare più un centimetro di spiaggia. Per tornare indietro si deve guidare su e giù sulle dune, in un gioco dove per un momento si vede solo sabbia, e poi di colpo riappare l’oceano.

sandwich harbour oceano e deserto

sandwich harbour deserto

Informazioni pratiche: non è possibile guidare da Walvis Bay a Sandwich Harbour con la propria auto a noleggio. Tecnicamente sarebbe anche fattibile, a patto di avere un vero è proprio fuoristrada e di sapere destreggiarsi in sabbia profonda tra salite e discese da brivido nella sabbia. I noleggi auto comunque proibiscono di guidare in quella zona (la nostra auto aveva una scatola nera che avrebbe allertato il noleggio. Ad ogni modo non mi sarei mai fidato a guidare su quel terreno). La cosa più semplice è prenotare un’escursione di una giornata tramite una delle tante agenzie. In alta stagione (il loro inverno), bisogna prenotare con molto anticipo. Viene anche organizzata l’escursione a Sandwich Harbour in mezza giornata, la mattina o il pomeriggio. Bisogna correre parecchio e la striscia di sabbia vicino all’oceano non è praticabile con l’alta marea. Molto meglio avere tutta la giornata.

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Fenicotteri a Walvis Bay

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Cormorani sulla spiaggia verso Sandwich Harbour

Sulla strada ci sono alcune soste, tra cui i fenicotteri a Walvis Bay (che si possono raggiungere comunque in modo indipendente con l’auto a noleggio), e le saline, relativamente interessanti ma nulla in confronto a quello che viene dopo.

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Tra le dune di Sandwich Harbour

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Etosha: safari in autonomia in Namibia

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Panorama nel parco dell’Etosha, Namibia

Erba gialla a perdita d’occhio, e nel mezzo un enorme lago semi-prosciugato (l’Etosha pan) che crea miraggi e illusioni ottiche. Il parco dell’Etosha, anche fosse senza animali, meriterebbe già la visita per i suoi panorami tipici della savana africana. Non si fa in tempo a varcarne l’ingresso che appaiono zebre e antilopi. Poi arriva in fretta il resto: elefanti, giraffe, leoni, ghepardi, struzzi, gazzelle, orici, gnu, facoceri, rinoceronti, uccelli. Il parco è talmente esteso che a volte pare che di animali non ce ne sia nemmeno l’ombra. Poi si inizia a vedere qualche segno, magari una cacca di elefante, che non passa inosservata. Si arriva ad una delle pozze e possono succedere due cose: la pozza è completamente deserta, oppure ci sono 50 elefanti che si bevono e lavano, circondati da decine di zebre, gnu e springbok che attendono il loro turno. Se si è fortunati, qualche leone se ne sta da qualche parte sotto ad una pianta, in attesa della battuta di caccia.

etosha parco namibia leone

etosha namibia leonessa

etosha namibia leone maschio

Leoni nell’Etosha

Nella stagione secca, le pozze dell’Etosha sono il luogo perfetto per trovare tanti animali tutti insieme. Agli ingressi del parco in genere si trova un libro dei visitatori, dove giorno per giorno vengono riportati i luoghi dove sono stati avvistati i felini. Ma non c’è una logica per avvistare il leone o gli elefanti. Si radunano intorno alle pozze, e ci si affida alla fortuna o alla pazienza.

etosha namibia elefanti pozza

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Prima gli elefanti, poi tutti gli altri. Pozza d’acqua nell’Etosha.

A volte gli incontri migliori avvengono a caso, magari nel punto più insospettabile dell’Etosha. La nostra giornata sta per volgere al termine con il sole che corre verso l’orizzonte quando, a pochi metri dalla nostra auto a noleggio, sei leoni passeggiano alla ricerca di qualche preda. Spengo il motore. Tra noi e i leoni ci sono pochi metri. Lascio la chiave inserita nel quadro e un dito sul comando del finestrino mentre scatto le foto. L’ultima sorpresa sono alcune zebre che si rotolano nella terra sotto agli ultimi raggi di sole.

etosha namibia zebre

namibia etosha zebre

Litigio tra zebre

Dormire nei campeggi all’ingresso dell’Etosha è quasi impossibile, se non prenotando diversi mesi in anticipo. Sono gestiti dall’ente NWR (Namibian Wildlife Resorts), un po’ equivoco tra l’altro sulla gestione. Diversi viaggiatori mi hanno riferito di dormire in campeggi semideserti, ma ufficialmente pieni, quasi non avessero voglia di averli pieni. La poca cortesia di diverse persone che lavorano per NWR, in un Paese invece di gente sempre estremamente gentile, fa insospettire. Ad ogni modo, poco fuori dai gate ci sono altre sistemazioni. I gate dell’Etosha aprono all’alba e chiudono al tramonto, ma anche dormendo all’interno è vietato stare fuori quando è buio, quindi non cambia molto. I campeggi all’interno però hanno in genere una loro pozza dove si possono vedere gli animali, anche la sera. Noi, dormendo fuori, non avevamo la nostra pozza, ma una zebra che girava intorno al nostro tavolino da campeggio, forse attirata dalla mia cucina.

 

Il safari in autonomia e con auto a noleggio è un’occasione unica. Le guide conoscono forse e luoghi dove ci sono certi animali, hanno di sicuro l’occhio più allenato a scovare un leone o un leopardo, ma scoprire gli animali da soli ha un gusto diverso. Di sicuro, diverse volte, sarò sfrecciato con la mia macchina vicino a leoni o altri felini senza rendermene conto.

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Ghepardo

Del resto è noto, tu non sai dove sono gli animali, ma loro sanno dove sei tu. Un buon motivo per non scendere mai dalla propria auto all’interno dell’Etosha. E se buchi una gomma? Su questo non ho risposta. Forse si deve chiedere soccorso ad un elefante gommista.

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Savana e springbok. Etosha

Le guide di viaggio dicono di andare ad una pozza qualunque e aspettare. Io ho preferito invece muovermi molto, come gli animali. Credo non ci sia una regola, ma più ti muovi e più vedi, più incontri. Lapalissiano. E così, puoi imbatterti tre elefanti giganteschi che ti attraversano la strada, due ghepardi che passeggiano, due zebre che litigano, due gnu che s’incornano, un gruppo di 200 o 300 zebre che si spostano verso una pozza. Ce se sono talmente tante che la sera, mentre mangi al campeggio, credi di vedere una zebra lì dietro al tuo tavolino illuminato da una lampada fioca appesa alla pianta. Passa qualche istante e ti giri di nuovo, e la zebra non è un miraggio, ma è proprio lì in carne ed ossa, e ci manca poco che mangi direttamente dal tuo piatto. Succede anche che nel campeggio successivo, sempre mentre stai cucinando con il fornello a gas nella penombra della tua piazzola, vedi un ghepardo a pochi metri. Salti sulla sedia e ti prepari alla fuga, per poi notare che c’è un sottile recinto metallico, e il ghepardo non può avvicinarsi, perché è il recinto del campeggio stesso. Probabilmente l’animale, per qualche problema, non può vivere da solo fuori, e gli hanno costruito uno spazio dove vivere in compagnia di una scimmia. La notte sento dei passi intorno alla tenda, ma sono solo due springbok che curiosano in giro. Di sicuro non devi dormire fuori dalla tenda. Lo sa bene un turista tedesco a cui una iena ha portato via un pezzo di faccia.

etosha namibia antilopi

Orici (antilopi)

elefante etiosha namibia

Gigante nell’Etosha

etosha namibia elefante

Asciugaelefante

Si può girare per l’Etosha per giorni e giorni, avvistare animali, osservarli mentre giocano, litigano o si riposano, aspettare la battuta di caccia dei leoni o dei ghepardi. La Namibia però non è solo savana, leoni ed elefanti, ma anche deserti, dune colorate, oceani, montagne e canyon, paesaggi sconfinati e strade che invocano il viaggio. Quando esci dall’Etosha credi di stare abbandonando qualcosa, ma bastano pochi chilometri per sentire subito, di nuovo, la voglia di correre.

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Giraffe nell’Etosha

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Viaggio in Namibia: itinerario con auto a noleggio

Itinerario di viaggio in Namibia con auto a noleggio

Itinerario di viaggio in Namibia – 16 giorni

Gli itinerari di viaggio in Namibia, con auto a noleggio o con un tour organizzato, toccano sempre gli immancabili deserto del Namib e il parco dell’Etosha. Non c’è ragione di fermarsi lì, ma vedere un po’ di più e includere il Fish River canyon, le riserve naturali, il Damaraland, Luderitz e Swakopmund. Imperdibile, per me, Sandwich Harbour a sud di Walvis Bay.

In genere i viaggiatori effettuano il loro itinerario in senso orario, finendo all’Etosha, mentre noi abbiamo fatto l’esatto contrario. Cambia qualcosa? direi proprio di no.

Il nostro itinerario è stato:

Windhoek non ha molto da vedere. Anzi, a dire il vero, nulla. Avendo il volo di arrivo alla mattina e quello di ripartenza la sera, non ci siamo fermati né all’andata né al ritorno.

Il viaggio in auto verso il parco dell’Etosha è piuttosto lungo, così abbiamo fatto una tappa al Waterberg Plateau. La deviazione dalla strada principale può valerne la pena se si hanno sufficienti giorni per il resto del Paese. Ci sono brevi trekking da cui ammirare il panorama sopra la pianura.

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Panorama dal Waterberg Plateau

Siamo rimasti all’Ethosa 2 notti, in totale un giorno pieno e due mezze giornate nel parco. Saremmo rimasti una notte un più ma per questioni di organizzazione del viaggio dovevamo arrivare a Swakopmund in una certa data e abbiamo dovuto accelerare i tempi. Dormire all’interno dell’Etosha è impossibile, se non prenotando diversi mesi prima. Fuori dall’Ethosa ci sono comunque delle sistemazioni non lontane dagli ingressi principali.

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Leonessa nel parco dell’Etosha

Damaraland: notte a Uis, per fare tappa lungo il viaggio dall’Ethosa a Swakopmund. Fantastici i panorami lungo la strada (abbiamo tagliato sulle sterrate senza fare la strada più lunga e veloce dall’Etosha)

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Strada nel Damaraland

Swakopmund: due notti con visita in giornata a Walvis Bay e Sandwich Harbour (gita organizzata in quanto è impossibile andarci con i propri mezzi)

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Walvis Bay: Sandwich harbour

Sesriem / deserto del Namib: Come per l’Etosha, è impossibile dormire all’interno del parco del Namib, se non prenotando in anticipo (anche un anno). Anche i campeggi vicino a Sesriem sono spesso pieni. Noi siamo stati all’Agama River Camp e poi due notti all’Hammerstein lodge che offre alcune piazzole per il camping. La strada da Svakopmund a Sesriem è un susseguirsi di paesaggi al limite dell’incredibile, specie quando finisce il deserto e si aprono vallate dai colori irreali. Conviene arrivare a Sesriem nel pomeriggio così il sole è alle spalle e i panorami splendono. Una delle cose più belle viste in Namibia. A saperlo prima, ci avrei fatto una notte in uno dei camping o “farm” lungo la strada a qualche decina di chilometri da Sesriem. Dall’ingresso del parco del Namib desert ci sono altri 60 km per il Sossousvlei, quindi il viaggio dal campeggio era piuttosto lungo. Il secondo giorno di deserto abbiamo preso il giro largo per passare attraverso la NamibRand Nature Reserve, dai larghi paesaggi di colori saturi, dal giallo al viola. Nel deserto del Namib conviene evitare la Duna 45 all’alba e andarci nel pomeriggio quando non c’è più quasi nessuno. Lo stesso per Hidden Vlei che, indicato con un solo cartello al parcheggio, non è facilissimo trovare, specie se il vento cancella le tracce sulla sabbia. Siamo andati al pomeriggio e, con grande sorpresa, non c’era nessun altro turista in giro, mentre il vento soffiava fortissimo cancellando le tracce alle nostre spalle e alzando strisce di sabbia dai bordi delle dune. Vale la pena salire alla duna “Big Daddy”, sopra al Dead Vlei, la seconda più alta dell’intero deserto. Il Dead Vlei per me è il luogo più affascinante, della zona e forse della Namibia intera. Con il 4×4 inserito e a volte la marcia ridotta, siamo riusciti a guidare fino al Sossousvlei senza dovere prendere la navetta, con una mezza insabbiatura all’andata (non avevo sgonfiato le gomme e la guida è stata piuttosto difficile).

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Tramonto tra le dune del Namib

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Attraverso la NamibRand Nature Reserve

Namib Biosphere Reserve: una notte in un campeggio lungo la strada. Meriterebbe passarci almeno due notti fermandosi in una “farm” (fattoria), che però va prenotata in anticipo. Le guide della Namibia parlano poco di questa zona, ma la D707 è una delle strade più belle attraverso paesaggi di bellezza e colori unici.

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Namib Biosphere Reserve

Ludertiz: due notti per vedere i dintorni. Luderitz è una cittadina piuttosto squallida, spesso spazzata da un vento inclemente. Gita in mattinata alla Halifax island, l’isola dei pinguini. Li si vede da vicino ma la barca non attracca sull’isola. Durante il viaggio abbiamo avvistato delfini, foche e intravisto due balenae La colonia di pinguini è molto nutrita, peccato non potere scendere a riva. Kolmanskop è a 10 km da Luderitz verso est, città mineraria abbandonata a metà del secolo scorso e andata in rovina, assediata dal vento e dalla sabbia. Luogo eccezionale per fotografi. Conviene girarlo da soli mentre chi fai il giro organizzato (incluso nel costo del biglietto) rimane in gruppo e lascia il resto del sito semideserto.

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La dove una volta c’era una città – Kolmanskop

Fish river canyon: 3 notti anche se potevano bastarne 2. Prima notte sul lato orientale del canyon, con favoloso punto panoramico a Hobas, dove si può dormire. Meglio alla mattina con il sole alle spalle. Seconda e terza notte sul lato occidentale del Fish River canyon, presso il Fish River lodge, che organizza la seconda notte in tenda in fondo al canyon dopo un trekking di circa 15 km, che dal bordo del canyon scende fino al fiume Fish, che in stagione secca (inverno) non scorre ma rimangono molte pozze turchesi affollate di pesci. Percorso affascinante in ambiente libero e selvaggio. Si avvistano erbivori (antilopi e springbok) e babbuini.

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Hell bend, fish river canyon

Mariental: Abbiamo spezzato qui il lungo viaggio per tornare a Windhoek fermandoci una notte. La cittadina è giusto un reticolo di strade e case. Lì intorno però c’è una riserva e l’inizio del deserto del Kalahari che potrebbero meritare una visita se si hanno più giorni.

Noleggio auto: tutto quello che c’è da sapere per il self drive in Namibia

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Abbiamo guidato una macchina Toyota Hilus 4×4, con tenda sul tetto e equipaggiamento da campeggio (frigorifero, sedie, tavolo, fornello a gas, pentole e stoviglie, sacchi a pelo, lampada a batterie), noleggiata a Windhoek. Conviene prenotare l’auto almeno 2/3 mesi in anticipo per avere più scelta. Le strade sono sempre segnalate benissimo, non serve il GPS a parte forse per orientarsi a Windhoek. Solo la direttrice principale B1 / B4 è asfaltata, mentre il resto è tutto sterrato, in genere in buone condizioni. I limiti di velocità in Namibia sono piuttosto alti, e molti turisti finiscono fuori strada ribaltandosi con l’auto con il baricentro alto. La nostra compagnia di noleggio ha installato una scatola nera che avvisava se si superavano gli 80 km/h su sterrato (il limite è 100 km/h). Guidando al massimo a 80 km/h, non si rischia nulla. Le strade sterrate sono in genere larghissime e sembra di potere spingere, ma a volte lo sterrato diventa improvvisamente sabbia e il passaggio è molto insidioso. Così come le numerose grandi cunette dove non si vede cosa c’è oltre, o i tratti sconnessi dove bisogna non andare troppo piano per non sobbalzare troppo ma nemmeno troppo veloce. Ad ogni modo, se si guida con un po’ di prudenza si viaggia alla grande.

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Noi avevamo due ruote di scorta (mai avuto una foratura) e serbatoio di benzina da 160 litri. Distributori se ne trovano spesso, basterebbe tranquillamente 125 litri e anche con 80 ce la si può fare (stando attenti a rifornire ad ogni occasione).

Una domanda a cui non avevo trovato risposta: dove mi fermo a campeggiare se ho la mia auto con la tenda sul tetto? In teoria ci si potrebbe fermare ovunque (fuori dai parchi Etosha e Namib desert) perché l’auto è dotata di tutto il materiale per il campeggio, ma in pratica conviene dormire nei campeggi che forniscono servizi, acqua, corrente elettrica, posto per il fuoco, e in genere una lampada nella piazzola. Contando che il sole tramonta sempre preso, il campeggio selvaggio ha come svantaggio, oltre non avere i servizi, quello di ritrovarsi al buio molto presto la sera.

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Per noleggiare l’auto serve la patente internazionale (convenzione di Vienna), ma una volta noleggiata per guidarla basta la patente italiana. Ai posti di blocco che a volte si incontrano a noi non hanno mai fatto storie.

Serve davvero la tenda sul tetto? In teoria no, perché nei campeggi si può montare una tenda normale senza problemi. La tenda sul tetto è comoda per il montaggio velocissimo, come contro ha che se si dorme due giorni nello stesso posto e ci si muove in auto, va smontata e rimontata comunque. Ragni, scorpioni e serpenti non sono un problema in stagione secca, quindi la tenda per terra non ha problemi nemmeno per chi li teme. A Swakopmund e sulla costa, in genere ventosa e umida, la tenda sul tetto permette di stare lontano dal terreno bagnato.

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Noleggiare un 4×4 è invece fondamentale. C’è chi affitta una normale macchina, ma li ho visti sobbalzare come sulle giostre sulle strade sterrate brutte, mentre con il 4×4 sfrecciavamo a 80 km/h non sentendo quasi le asperità del terreno nel quale affondavano le auto normali. Inoltre non ci sono problemi di sassi e buche, oltre alla velocità molto maggiore alla quale si riesce a guidare. Un 4×4 infine è progettato per condizioni estreme, e resiste ai colpi molto meglio di un’auto pensata per la città.

Guidare in Namibia è fantastico: permettere di fermarsi dove si vuole nei paesaggi incredibile che s’incontrano, dà una grande sensazione di libertà e autonomia totale. Da fare.

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Cibo in Namibia

La Namibia non è di certo un viaggio culinario. La cucina Namibiana offre pochi piatti con i pochi ingredienti che ci sono a disposizione.

Guidando un’auto a noleggio, si deve fare scorta di cibo nei pochissimi supermercati del Paese, in genere nelle “grandi” città. Soprattutto verdura e frutta fresca, introvabili fuori dai centri abitati più grandi. In Namibia in generale non si mangia molto bene, e nei menu dei ristoranti non servono i veri piatti namibiani, bensì menu “tedeschi”, “fish and chips”, patate fritte. Solo i lodge offrono cibo cucinato molto bene. Conviene quindi cucinare e concedersi il ristorante nei centri più grandi. Ottimi quelli di Windhoek (provato solo un pranzo in un bel ristorante) e Swakopmund. Già a Luderitz, più piccola, la cucina è pessima anche nei vari ristoranti. Per il pranzo, in genere ci arrangiavamo a panini con avocado (si trovano molto buoni nei pochi supermercati), formaggio e pomodoro. Il pane è più facile trovarlo, ma non sempre. Meglio avere sempre delle scorte.

Al ristorante o nei lodge conviene provare la selvaggina, davvero favolosa quando cucinata bene.

 

Fotografia in Namibia

La Namibia è uno dei viaggi di maggiori soddisfazioni per la fotografia. Viaggiare in Namibia però vuole dire viaggiare nel vento e nella sabbia. Sarà molto facile trovarsi con il sensore della macchina fotografica pieno di polvere o sabbia finissima, per cui è meglio attrezzarsi con il kit per la pulizia del sensore e degli obiettivi. Io in un caso ho ricorso al compressore in dotazione nell’auto a noleggio per soffiare via lo sporco dal sensore e dalle ghiere della macchina fotografica.

In genere nei campeggi c’è la corrente elettrica, ma non sempre funziona, quindi è meglio una batteria di scorta. Per gli obiettivi, essendoci grandi paesaggi e animali selvaggi, serve un grande range dal grandangolo al super teleobiettivo.

Anche qualche filtro ND o polarizzatore può essere utile in qualche caso, oltre al treppiede. Utile il monopiede per la gita in barca o per eventuali foto da una jeep in movimento.

Viaggio in Namibia zebre tramonto

 

–> Foto e racconto del viaggio in Namibia


Tramonto nelle steppe dell’Asia centrale

uzbekistan tramonto steppa minareti

La steppa ha nella sua piatta monotonia uno dei suoi fascini. Bisogna aspettare la sera e salire in alto. Basta poco, perché all’orizzonte non ci sono colline, montagne, o qualunque posa possa ostacolare la vista. L’orizzonte, piatto e monotono, diventa teatro di tramonti di fuoco. Il sole si abbassa in fondo alla steppa, i suoi raggi percorrono molta strada attraverso l’atmosfera. Il blu non ce la fa e viene assorbito prima di giungere ai vostri occhi. Il rosso si diffonde e regala un momento di magia sul deserto, dietro un minareto, o sulle mura della città. Ho deciso di stare a Khiva, nel nord dell’Uzbekistan, diversi giorni, e non mi sono perso nemmeno un tramonto. Qualche volta sono andato sulle mura, qualche volta sotto o dento al minareto, per vedere la città diventare rosa, oppure per vedere le sagome dei minareti nere in controluce al sole che affondava in fondo alla steppa. Qualche secolo fa, quei raggi di sole che si spegnevano all’orizzonte potevano nascondere un’orda di conquistatori venuti dalla Mongolia, oppure dalla Persia. Una vedetta cercava di avvistarli da lontano. Ma non c’era molto da fare, se non aspettarli e fronteggiarli lì. La steppa era troppo grande. Ogni alba poteva portare nuova luce o una nuova incursione, una nuova battaglia.

Oggi, di quelle battaglie rimane ancora molto, nell’architettura, nei lineamenti della popolazione ancora miscuglio di oriente e occidente. Gli echi di quelle voci della storia paiono ancora intrappolati nelle volte delle moschee e nei minareti, ma sono ormai silenti. Rimangono i tramonti, che regalano ancora la poesia e l’atmosfera magica dell’Asia Centrale.

–> il mio libro Pamir Express, in viaggio in Asia centrale


La Venezia del Giappone: Otaru

otaru hokkaido canale riflessi

Per i giapponesi è la loro Venezia. Ci vanno le coppie di innamorati per una gita romantica, per scattare le foto del matrimonio, per promettersi amore eterno. Otaru si trova a ovest di Sapporo, sulla costa dell’Hokkaido, l’isola a nord del Giappone. Si affaccia sulla baia di Ishikari, meta marittima per i giapponesi.

otaru canale riflesso giappone

Riflessi sul canale di Otaru

Ma non è il mare a renderla così particolare, bensì un canale, una sorta di naviglio, che l’attraversa, e sul quale si affacciano case e ristoranti, in particolare di Sushi, che rende Otaru famosa anche per il cibo. Il sushi di Otaru è freschissimo e a buon mercato, così come la sua birra.

sushi otaru giappone

Sushi

otaru menu ristorante

Menu del ristorante, piatti veri sotto cera, prodotti a Tokyo

Una Venezia davvero in miniatura, senza gondole, senza canali usati come mezzo di trasporto, senza il ponte di Rialto, ma tant’è: i giapponesi l’hanno eletta come la loro meta idilliaca. Il canale corre di fianco alla strada asfaltata, e di romantico forse non ha molto.

otaru hokkaido giappone

Il canale di Otaru

Del resto, le città giapponesi sono mediamente brutte, con i loro palazzi disordinati, i cavi elettrici appesi ai pali come nei paesi più poveri. Interrarli non possono, per via dei terremoti. I giapponesi cercano la bellezza negli ambienti interni, nei loro modi gentili, nella loro arte e cultura non contaminata dal mondo esterno.
E così, per trovare il lato affascinante di Otaru bisogna camminare con calma, osservare o riflessi delle case vecchie sul fiume, passeggiare tra le lanterne colorate dei locali la sera, fermarsi a parlare con un pescatore.

otaru izakaya lanterne giappone

Lanterne di una izakaya

Per quanto piccola, per quanto l’angolo carino devi andare a cercartelo, Otaru ha qualcosa da offrire agli innamorati, e anche a un turista di passaggio.

–> Foto e racconto del viaggio in Giappone


Karakul: un paradiso desolato sull’altopiano del Pamir

Pamir Express, il mio diario di viaggio lungo la Strada del Pamir

Karakul, altopiano del Pamir

Karakul tagiko, Karakul cinese, Karakol kirghizo. Ci sono molti laghi simili in Asia Centrale, e prima di partire per il viaggio lungo la Strada del Pamir facevo fatica anch’io a capire dove e come fosse il Karakul in Tagikistan, sull’altopiano del Pamir. Kara significa nero, e kul lago.

Il Karakul in Cina poi è a pochi chilometri, giusto oltre il confine, più famoso perché sul fianco della Karakorum Hihgway, ben più nota e facilmente percorribile della Pamir Highway.

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Giappone: i fiori dell’Hokkaido

hokkaido fiori giappone

“Hana wa sakura gi hito wa bushi”. Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero. Uno dei detti più conosciuti del Giappone. Che in Giappone tra gli uomini oggi si continui a cercare il guerriero non se sono così sicuro, ma per quanto riguarda i fiori, sì, non ne ho dubbi. In primavera i ciliegi esplodono di colori nelle terre del sol levante. Il Giappone è un paese lunghissimo, che si estende dalle acque tropicali di Okinawa fino alle terre gelide dell’Hokkaido. I ciliegi iniziano a fiorire a sud e l’onda della fioritura risale tutto il paese come la “ola” gira in uno stadio.

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Bianco-nero-bianco: inverno in Lapponia

lapponia inverno oulanka

Esco dalla tenda. Ho dormito con la macchina fotografica nel sacco a pelo. È già giorno, e la luce è bianca e lattiginosa nelle ultime tappe della mia traversata nella Lapponia finlandese.  Infilo gli stivali polari, scendo nel bosco affondando nella neve fresca fino alle ginocchia. Davanti a me c’è il fiume ghiacciato, che finisce in un lago, altrettanto ghiacciato. Tutto è gelido e immobile. In questa foto non cerco prospettive, linee dinamiche o punti di fuga. Voglio rappresentare la monotonia del paesaggio immerso nella neve, il cielo bianco come il fiume gelato. La striscia di abeti neri in mezzo al bianco sembra volere disegnare un pezzo della bandiera finlandese.


Crescendo rosso – val Ferret

Valle d'aosta - Larici rossi in autunno

Ho viaggiato per il mondo. Ho cercato spesso le montagne, indugiando tra i vulcani sulla cordigliera delle Ande, camminando alle pendici dell’Himalaya, attraversando le valli del Karakorum e dei Monti del Pamir.  Questo scatto però non ritrae nessuno di questi luoghi. Questa volta mi sono fermato a due ora da casa. Potresti anche esserci stato senza riconoscere questa valle, perché cambia pelle molto spesso. La Val Ferret d’inverno è un bagno di luce bianca, tanto forte da accecarti. Montagne, neve e cielo, in un silenzio candido e ovattato. Ma lì sotto c’è un mondo addormentato che aspetta solo di risvegliarsi. Bussa la primavera, l’erba cresce altissima e ondeggia a vento. la Dora Baltea serpeggia in mezzo a prati coperti di fiori. Tempo di gite e di picnic. In autunno bisogna essere fortunati, trovare una giornata tersa, magari dopo un temporale, proprio in quei giorni in cui i larici, morsi dalle prime gelate, lanciano il loro ultimo grido. Fiammiferi che improvvisamente prendono fuoco e dipingono l’ultima pennellata di colore. Non è il Canada o l’Alaska, nemmeno la Nuova Zelanda. A volte non serve andare lontano.