Uzbekistan: incontri in viaggio sulla Via della Seta

Uzbekistan denti d'oro

Daisuke è partito da Tokio in bicicletta. Destinazione Istanbul. La sua pelle è scura come quella di un uomo dell’Africa nera. Non ha potuto fare molto. Nemmeno le maniche lunghe hanno impedito, nei mesi sotto al sole dell’Asia, di abbronzarsi sempre di più. Ha attraversato la Cina e le sue megalopoli. Lui e la sua piccola bicicletta, con una piccola cartina in mano, attraverso snodi stradali giganteschi. Poi ha attraversato gli spazi infiniti del Kazakistan, dormendo in tenda e non incontrando essere umano per giorni. Si è licenziato dal lavoro perché nessun giapponese può avere così tante ferie. Ormai pedala quotidianamente anche oltre 100 km. Poi ogni tanto si ferma e riposa un giorno. “Cosa farai al ritorno?”. Continua a leggere


Uzbekistan – Fuga dall’aereo

Io non posso scendere da quell’aereo. Al check-in sono stati chiari: hai un volo per Tashkent e lì ti dobbiamo consegnare. E’ una questione legale. Me lo ha ribadito sull’aereo la capa hostess: c’è solo una comitiva che si ferma lì, allo scalo di Urgench. Gli altri devono rimanere a bordo fino alla destinazione finale. Io compreso.

Ho passato la notte in volo non riuscendo a pensare che i miei piani stavano andando in fumo proprio alla partenza. Ho scoperto che il volo per Tashkent facesse questo scalo nel nord dell’Uzbekistan solo il giorno prima della partenza, e ho ripianificato tutto nella mia testa. Atterriamo a Urgench di prima mattina. Il sole ha già fatto capolino e io fremo dal scendere, dall’iniziare il viaggio lì a nord e poi dirigermi con calma verso sud. Quelli della comitiva sfilano al mio fianco con le loro valigie e io non sto più nella pelle. E’ una questione di un attimo. Mi guardo in giro in cerca della capa hostess. Non c’è. Intanto l’ultima persona mi passa di fianco.

E’ il momento giusto: ora o mai più. Mi alzo di scatto, prendo lo zaino e mi accodo al gruppo come se mi stessi imbucando ad una festa. Esco inosservato dal portellone e scendo la scaletta, poi cammino con il cuore il gola superando tutti e presentandomi davanti alla comitiva ai banchi per il visto Uzbeko. Tra me e la libertà c’è di mezzo soltanto un timbro. Ma il militare tergiversa prima di iniziare la giornata lavorativa, mentre io rigiro nervosamente il passaporto tra le mani. Continua a leggere


Uzbekistan: le fortezze nel deserto

Uzbekistan castello nel deserto

La mia guida di viaggio dice che per Chiva può stare una mezza giornata. Che si tratti di un errore di stampa? La cittadina è una magia architettonica in mezzo ad una steppa senza fine. Immaginate di arrivarci con una carovana dopo settimane nel deserto e trovare una città fortificata, architetture dalla forma sinuosa e seducente, minareti blu, tramonti di fuoco sulle mura, vita e mercati di giorno. Ci rimarreste solo mezza giornata? Io decido di fermarmi diversi giorni. Voglio vedere il tramonto dalle mura, poi dai minareti, e tornarci ancora a rivedere lo spettacolo del sole che tramonta in fondo alla steppa.

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Riso e grasso d’agnello in Uzbekistan: il Plov

plov riso grasso agnello

Prendi del grasso d’agnello in quantità e mettilo in una grande pentola rotonda tipo wok. Fagli soffriggere dentro carote e ceci, carne d’agnello (o di montone o capra) e spezie. Poi aggiungi il riso.

Secondo la leggenda uzbeka, il grasso che rimane sul fondo della pentola è molto afrodisiaco.

Il plov è il piazzo nazione uzbeko. Non è la stessa ricetta cucinata con diverse varianti e nomi (pilaf, pulao, polow), che viene cucinato in altri paesi anche bel lontani dall’Asia Centrala. In Uzbekistan viene cucinato in particolare il giovedì. È diventato in fretta il mio piatto preferito nel mio viaggio in Uzbekistan. A Bukhara sono stato invitato dalla famiglia che gestiva la pensione, il giovedì a pranzo. La quantità di grasso era quasi superiore a quella del riso. Le carote e i ceci erano zuppi di grasso liquido. Ne ho mangiati due piatti, ma ho lasciato bere il fondo della pentola al padrone di casa e padre di famiglia.