Viaggi – Namibia

Racconto di viaggio


Racconto di viaggio: Nel vento della Namibia

Il campeggio è un’oasi in mezzo al deserto. Una casetta e qualche piazzola, circondati da una distesa di sabbia che si perde in un panorama di dune e colline lontane. La vecchina che lo gestisce è tedesca, parla contro al vento che le scompiglia i capelli bianchi.
“Qui siamo in mezzo al deserto, non si possono pretendere comodità”, dice maledicendo l’acqua che non esce dal rubinetto e i pannelli solari che non producono abbastanza energia elettrica. Burbera e scostante, a tratti diventa improvvisamente gentile, e allora parla rilassata. Ha scritto massime di saggezza sulla vecchiaia, appeso vecchie foto della gioventù e un avviso sugli scorpioni. Guarda lontano verso le dune rosse e sentenzia: “L’inverno è finito, il vento ormai è caldo”. Le ultime stelle cadenti, arrivate tardi per la notte di San Lorenzo, tracciano raggi di luce sotto la Via Lattea. La mattina apro la tenda e preparo la colazione con vista deserto, preludio di una nuova giornata sulla strada.
La Namibia è un viaggio fotografico, anche se le foto non le scatti, perché è un Paese di immagini, di colori, di illusioni ottiche, che si sovrappongono una dopo l’altra senza soluzione di continuità. E non sono solo savane, animali selvaggi, dune di sabbia bianca e rossa, il deserto di fronte all’oceano, pinguini e foche, montagne e canyon. Più che in ogni altro Paese, anche il semplice andare da un luogo ad un altro offre un caleidoscopio di panorami e colori, che cambiano senza preavviso.
C’è però qualcosa che sfugge al reportage fotografico, che non si può intrappolare nemmeno nel grandangolo più spinto, e sono gli spazi sconfinati che ti abbracciano a 360 gradi, gli orizzonti sempre lontani, i silenzi, la sensazione di libertà che ti pervade fin dal primo giorno di questo viaggio. E poi il vento, volubile e imprevedibile, che spazza l’oceano, modella il deserto, e che riporta l’inverno all’improvviso. La vecchina del campeggio si era fatta ingannare da quell’aria melliflua, dalla sensazione illusoria di un pomeriggio caldo. La immagino chiusa nella sua casetta in balia del deserto, dietro la finestra, mentre scruta l’orizzonte e la tempesta di sabbia che si avvicina. La nuvola rossa avanza fino ad oscurare il cielo. Io stringo le due mani sul volante mentre il vento infuria e sembra volere strappare l’auto dalla strada. Mi fermo un paio di volte, perché intorno è tutto giallo e non vedo più nemmeno la strada.
Ultima tappa al Fish River canyon, tra paesaggi di pietre scure, cactus velenosi e piante bizzarre. Siamo usciti dal deserto e dalla sabbia, ma il vento non si è placato e non fa dormire la notte. Trascina nuvole che dipingono linee sinuose nel cielo, ultimi colori e panorami di un sogno che vorresti non finisse mai.

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